luoghi d'interesse Alta Via dei Monti Liguri

Parco Naturale Regionale del Beigua

Il Parco naturale regionale del Beigua è un'area naturale protetta della Liguria in un territorio che si estende tra la provincia di Genova e quella di Savona e comprende il Monte Beigua.

Del parco facevano parte tre comunità montane: la Comunità Montana Argentea, la Comunità Montana del Giovo e la Comunità Montana Valli Stura e Orba.

Nel parco si trovano molti sentieri escursionistici, è attraversato dall'Alta Via dei Monti Liguri. Ed è dotato di un Sistema di Gestione Ambientale certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001:2004.

Il territorio del parco , situato nell'Appennino Ligure Occidentale, è compreso tra il Giovo Ligure e il Passo del Turchino. L'area è circoscritta da linee idrografiche importanti e ben segnalate: a Ovest il Torrente Teiro, il Malacqua e il Rio del Giovo; a Nord il Rio del Foresto, il Torrente Orbarina e il Torrente Orba; a Est il Torrente Stura e il Torrente Leiro; a Sud viene intesa come limite oroidrografico la linea costiera.

La geologia del Beigua presenta principalmente rocce effusive più o meno metamorfosate, composte in prevalenza da ofioliti a metamorfismo di tipo alpino. Queste rocce ("pietre verdi") sono costituite soprattutto da serpentiniti e serpentinoscisti a forte metamorfismo e da metagabbri e prasiniti. L'elevato contenuto di minerali di magnesio rende questi substrati tossici per molte specie vegetali e favorisce l'insediamento di piante tolleranti nei confronti delle alte concentrazioni di magnesio.

Oltre a pini, faggi, roveri, aceri di monte e abeti bianchi, il contingente floristico, di particolare pregio, è costituito da specie boreali od orofile inquadrabili come i "relitti glaciali", da specie tipiche delle praterie palustri e delle torbiere, da entità endemiche esclusive dell'area e da "relitti atlantici", ossia specie diffuse prevalentemente nel settore occidentale e nord-occidentale del continente europeo e presenti nell'area del Beigua con stazioni disgiunte all'estremo orientale dell'areale.

Tra le specie animali di maggior interesse vanno citate la martora, il lupo (che, estinto nel XIX secolo, è ricomparso all'inizio degli anni novanta), il biancone (presenza stagionale estiva nell'ambito del Parco), la poiana segnalata in tutta l'area e presente con diversi esemplari, il gufo reale e l'aquila reale, che da pochi anni è tornata a nidificare sui pendii più elevati del massiccio.

Maggiori info su wikipedia.it

Fiumi di Pietre

A queste latitudini, le glaciazioni del quaternario non hanno dato origine ai grandi ghiacciai perenni come quelli di cui si possono vedere le tracce sui rilievi alpini, ma l'alternanza di brevi e lunghi periodi di ghiaccio ha considerevolmente modellato il territorio.

Tale fenomeno chiamato periglaciale, ha lasciato la sua impronta sul Beigua in zone chiamate "fiumi di pietre" (block stream). Si tratta di grossi massi prodotti dalla disgregazione del gelo, che si sono trovati adagiati sul suolo ghiacchiato (permafrost) che, come un lubrificante, ha trasportato i massi per brevi distanze facendo assumere al  paesaggio l'aspetto di un fiume di pietre.

Gli esperti fanno notare che i fiumi di pietra hanno percorso tratti con una pendenza piuttosto modesta, e viene quindi escluso che sia stata unicamente la gravità a muovere questi massi.

Incisioni Rupestri

La dura roccia ofiolitica, inalterabile negli anni, ha potuto conservare messaggi la cui origine si perde nella storia; sono segni incisi su massi in posizione elevata, presso ruscelli o fonti, che si rinvengono numerosi su entrambi i versanti dello spartiacque, soprattutto nell'alta val Orba, presso Piampaludo e nelle zone di Alpicella e delle Faie, in corrispondenza di quelle che dovevano essere importanti aree di pascolo.

Le incisioni, eseguite per trazione, e non per picchettamento, come sono, ad esempio, quelle   della   valle    delle 

Meraviglie, possiedono tipologie diverse tra i due versanti: intagli fusiformi detti “Polissoir”, coppelle e canalette, prevalgono sul versante tirrenico, mentre una simbologia più articolata e stratificata nel tempo, si rinviene sul versante padano, dove sono diffuse croci, antropomorfi a phi, dischi raggiati, figure geometriche ed altri simboli.

Tra i massi con presenza di incisioni si segnala quello denominato “Pietra Scritta”, particolarmente noto e ricco di segni. Una roccia che affiora presso un ruscello, in una valletta boscosa sotto alla cima del Monte Beigua.

 

Strada Megalitica

Questa appare come un viale lastricato, bordato da un filare di maestosi faggi e affiancato da possenti pareti in pietra. La parete nord è costituita da macigni ormai quasi completamente abbattuti, mentre la parete verso valle èformata da una successione di triliti tamponati con pietre più piccole sino a costituire un muro continuo. Il percorso termina in corrispondenza di un cerchio di pietrefitte affiancate, al cui centro si trova un masso orientato verso il monte Greppino.

Il percorso è caratterizzato da molte peculiarità che fanno pensare alla cultura celtica e che presuppongono un uso del tracciato per scopi rituali e religiosi:per esempio, l'orientamento del tracciato, che riproduce il percorso del sole il giorno del solstizio d'estate e l'uso dei triliti.

A valle della “Strada Megalitica” è

presente una faggeta; la crescita del faggio a quote relativamente basse, dove prevale il bosco misto, rappresenta un fenomeno insolito, probabilmente favorito dall'uomo.

Tornando indietro, percorrendo la mulattiera a ritroso, si può effettuare una breve digressione verso il Monte Greppino. Il sentiero sviluppandosi in ambiente aperto, consente di ammirare

uno splendido panorama, e di osservare alcuni elementi caratteristici del paesaggio.

Lungo il cammino sono ben visibili affioramenti di serpentiniti, serpentinoscisti e prasiniti scistose.

Il Monte Greppino è un rilievo nudo e roccioso, noto sin dall'antichità per la sua caratteristica di attirare i fulmini.

La montagna, per via di questa proprietà, era ritenuta sacra dagli antichi abitatori della zona.

Riparo Sottoroccia

Il riparo sotto roccia si apre ai piedi di una parete rocciosa caratterizzata da una marcata scistosità che in questo punto assume direzione sub-orizzontale.

Il riparo è costituito da una stretta piattaforma larga non più di 4 metri e lunga 22 (rialzata per 2 metri sul terreno circostante) ed interrotta a circa metà della lunghezza da un affioramento roccioso e da un profondo inghiottitoio che divide il riparo in due rami.

Scoperto casualmente nel 1977, è stato oggetto fin dal 1979 di regolari campagne di scavo. Il programma di esplorazione ha previsto lo scavo dell’intero riparo raggiungendo in tutti i settori il o il fondo roccioso o una frana a grossi blocchi che poggia direttamente sul substrato. Con alcuni limitati sondaggi, effettuati al centro del riparo negli interstizi tra i blocchi, è stato estratto un terreno marrone con cospiqui frammenti ceramici.

Torbiera del Laione

La Torbiera del Laione (strada per Pratorotondo - Monte Beigua) è una zona umida situata a 987 m s.l.m. in una valletta (una piccola depressione di origine probabilmente tettonica), collocata sul versante nord-orientale del Beigua.

Durante l'ultima era glaciale la valletta fu ostruita, subito a Nord dell'attuale Laione, da un imponente rockglacier formatosi in seguito allo scivolamento, su uno strato di permafrost, dei detriti (grandi massi a spigoli vivi) derivanti dalla demolizione (per crioclasticismo) delle pareti rocciose che formavano il  primitivo  versante orientale

della  Costa della Taja. I  vasti  accumuli  detritici (ancor oggi in parte osservabili) finirono quindi con l'ostacolare e rallentare il deflusso delle acque meteoriche e di disgelo, mentre la successiva, lenta ma costante deposizione di materiali limoso-argillosi, sul fondo della conca, ne provocò l'impermeabilizzazione, si venne quindi a formare uno specchio d'acqua relativamente esteso (circa 14000 m²) e profondo 5-6 m, il progressivo colmamento del laghetto, nel corso degli ultimi secoli, favorito anche da un tentativo di drenaggio attuato alcuni decenni fa, ha generato un'estesa fascia di torbiera a sfagni. Tuttavia parlare di torbiera in senso stretto è improprio, perché il processo evolutivo da lago a torbiera non è ancora del tutto completato, infatti alla fine dell'inverno oppure in autunno e in primavera, dopo abbondanti precipitazioni, il biotopo riprende l'aspetto primitivo di lago, formando uno specchio d'acqua che può raggiungere una profondità massima di circa 80-100 cm.

Alcune informazioni o parti di esse e immagini, provengono da wikipedia.com e parcobeigua.it

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